Gioco d’azzardo: costi e guadagni in Italia

L’Italia era definita un tempo “Paese di santi, eroi e navigatori”. Visti i dati raccolti dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, pare necessario aggiungere anche la voce “giocatori”. Il gioco d’azzardo nel Bel Paese è infatti amatissimo, molto più che in qualunque altro Paese europeo: in Italia gli incassi che derivano al Fisco per via del gambling sono superiori del doppio rispetto alla Francia e all’Inghilterra, e sono ben il quadruplo rispetto alla Germania e alla Spagna.

Analizziamo più nel dettaglio i numeri che sono riportati nel report pubblicato dall’Ufficio di Bilancio e cerchiamo di capire quali sono i risvolti di questa passione innata per il gioco che caratterizza noi italiani. Secondo quanti riportato in un arco di tempo relativamente breve (quello compreso tra il 2000 e il 2016) c’è stata una crescita di ben cinque volte della raccolta complessiva, vale a dire i soldi spesi dai giocatori in tutto, senza contare le loro vincite. Nel 2016 la raccolta era di 96 miliardi di euro; le vincite erano di 77 miliardi. Quello che resta, circa 19 miliardi, è andato in parte all’Erario e in parte ai gestori. Ad oggi, il gettito annuo del comparto del gambling è di 10 miliardi di euro, il che vuol dire che il gioco d’azzardo, da solo, costituisce circa il 2% di tutte le entrate fiscali dello Stato italiano. La crescita che si è registrata nel corso del tempo sembra giustificarsi soprattutto con il diffondersi di nuove possibilità per giocare, vale a dire con la nascita e il successivo moltiplicarsi dei casinò on line. Inoltre, a partire dal 2006 le leggi italiane si sono aperte anche nei confronti dei bookmakers esteri: oggi tutti i gestori che operano all’interno dell’EEA, vale a dire lo spazio economico europeo, possono operare anche in Italia, a patto di possedere regolare licenza. Il primo aspetto che emerge è dunque quello di un comparto produttivo che non conosce crisi (a differenza, ahinoi, di molti altri) e che crea non solo un enorme giro di denaro, ma anche occupazione. Le aziende attive nel settore del gioco d’azzardo sono quasi 7 mila; tutti coloro che operano in questa stessa sfera di interessi in modo trasversale (ad esempio chi realizza le macchine da gioco) sono aumentati di quasi il doppio in pochi anni. I giochi più amati in Italia sono quelli più tradizionali, come il Lotto, mentre le scommesse sono rimaste pressoché stabili. La regione dove si gioca di più è l’Abruzzo, ma la propensione al gioco è più alta nel meridione della penisola. Tutto oro quello che brilla? Purtroppo no, perché c’è sempre un rovescio della medaglia e sono le ludopatie. Le nuove forme di gioco on line e la diffusione delle macchinette per le slot machine negli esercizi commerciali hanno consentito il diffondersi di forme di dipendenza molto preoccupanti. Lo stato ha emanato leggi volte ad arginare il fenomeno, che però non accenna a diminuire. Secondo i dati più recenti oltre la metà della popolazione italiana ha giocato d’azzardo almeno una volta, e la maggior parte dei soggetti considerati o è disoccupata o è in cassa integrazione. Appare chiaro quindi come il gioco d’azzardo venga visto come un modo facile e veloce per migliorare la propria condizione economica. Per il futuro si intende aumentare la tassazione sul gioco d’azzardo, in quanto è stato provato che questo può fungere da deterrente per chi corre il rischio di sviluppare una dipendenza.