Come combattere la dipendenza dal gioco d’azzardo

Le statistiche che periodicamente vengono pubblicate dai vari enti istituzionali preposti a monitorare l’andamento del gioco d’azzardo dimostrano con sempre maggiore chiarezza quanto le ludopatie siano una realtà da non sottovalutare. Se da un lato, infatti, non si deve demonizzare il gioco d’azzardo di per sé, considerandolo una sorta di “bestia nera”, dall’altro non si deve neppure sottovalutare il costo sociale che la dipendenza da esso esige.

In linea di massima sembra che siano più gli uomini al di sopra dei quarant’anni che le donne a subire il fascino del gambling: ma non esiste una regola, e non importano tanto i numeri. Più interessante è invece fare una sorta di “identikit” di chi, giocando, arriva ad ammalarsi e a sviluppare una patologia a seguito della quale non è più in grado di controllarsi. In realtà sono molte di più le persone equilibrate, quelle che sanno porsi un freno e quindi giocano in modo sano, senza sperperare patrimoni. Eppure esiste una percentuale, per quanto inferiore ma di certo non ignorabile, di chi investe nel gioco tutti i suoi averi, e spesso anche di più di quello che ha, indebitandosi. Di solito si tratta di persone che vivono una vita non felice, piena di preoccupazioni. Il gioco in un primo momento potrebbe non essere altro che una valvola di sfogo, un modo per distrarsi. Poi, con il tempo e aumentando le difficoltà economiche, diventa anche il miraggio della possibilità di arricchirsi in fretta. Purtroppo il meccanismo che fagocita il gambler è infido e subdolo, sovente chi ne rimane vittima non ha nemmeno il tempo di rendersene conto. Molti danno la colpa della crescente percentuale di persone afflitte da ludopatia al gioco on line, ma in realtà i dati ci dicono che in Italia chi si dedica al gioco virtuale sui casinò on line è ancora un’esigua percentuale. Molti di più sono invece coloro che frequentano le sale da gioco fisiche, ed è per questo che finora gli interventi da parte delle istituzioni, centrali e locali, si sono orientati nella direzione di una riduzione delle possibilità di gioco fisico. Le principali indiziate sono le macchinette per le slot machine o VLT: queste macchinette sono definite “mangiasoldi” perché hanno una percentuale di restituzione molto bassa, e sono solo in pochi quelli che riescono a portarsi a casa il jackpot. Inoltre sono molto facili da trovare, perché solitamente sono installare in bar e altri esercizi commerciali pubblici. Alcune misure restrittive volute dal governo, così, hanno visto una diminuzione del numero delle concessioni per installare queste macchinette; inoltre si è deciso di vietare la loro presenza nei luoghi cosiddetti “sensibili”, ovvero vicino ad edifici pubblici come le scuole. Sono stati ridotti gli orari di apertura delle sale da gioco e promosse delle iniziative che addirittura premiano coloro che abbandonano il gioco d’azzardo a favore di altre attività. La domanda che sorge è però relativa all’effettiva utilità di queste misure. Cos’è che può indurre davvero una persona affetta da ludopatia a sottrarsi alla sua dipendenza? Gli esperti dicono che il primo passo di solito viene compiuto dietro le insistenze di amici o parenti: è la loro opinione quella che viene tenuta in maggior conto e che può smuovere l’ammalato. Rendere meno accessibile il gioco, invece, potrebbe non sortire altro effetto che quello di portare ad una recrudescenza del gioco illegale. Quindi sarebbe opportuno adottare altre misure, prima che queste abbiano effetti collaterali non voluti.