La ludopatia dal punto di vista medico

La dipendenza dal gioco ha faticato molto ad assumere, nell’accezione comune, lo status di vera e propria malattia. Negli ultimi anni, però, la scienza medica ha fatto dei grandi passi in avanti in tal senso, arrivando a definire la ludopatia non dolo un vizio, ma una vera e propria patologia che, come tale, deve essere curata e considerata anche a livello di sistema sanitario nazionale.

Infatti, la dipendenza dal gioco è stata inserita nell’elenco LEA (Livelli Essenziali di Assistenza); denominata con l’acronimo GAP (Gioco d’azzardo Patologico), per essa vengono indicati dei livelli di gravità, le possibili cure, i trattamenti necessari. L’inserimento del GAP nel DSM, ovvero nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, consente di approcciare la ludopatia in modo differente, entrando nell’ordine di idee per cui essa è una malattia a tutti gli effetti. Come tale non deve essere trascurata. D’altro canto, si tratta di un male che, per certi versi, viene fomentato dalla società stessa: lo Stato Italiano è il principale detentore dei diritti del gioco d’azzardo, che viene pubblicizzato in modi spesso facilmente illusori. Basti pensare a una delle ultime lotterie che sono state ideate, quella che mette in palio una casa: la speranza di risolvere uno dei più grandi problemi dell’italiano medio con un biglietto di soli 5 euro è tale che poi la delusione della non avvenuta vincita è difficile da superare. Questo è il primo passo verso una dipendenza, perché subentra il desiderio di tentare ancora: nel gioco d’azzardo non c’è bisogno di essere bravi o intelligenti, non ci si confronta con un avversario ma con il caso. Questa sfida porta spesso persone comuni, come le casalinghe, a dilapidare interi patrimoni. Il gioco d’azzardo al giorno d’oggi, grazie alle sale bingo diffuse un po’ ovunque, e ai casinò on line, è accessibile a chiunque, e questo è un altro elemento che spinge verso il GAP. Nello specifico, la gravità del male viene calcolata sulla base di due test incrociati a cui il giocatore patologico viene sottoposto. Ovviamente, come in ogni dipendenza, il primo passo da compiere è il riconoscimento del problema da parte del paziente. Poi, ad esso vengono sottoposti dei questionari a cui rispondere. Il primo è il South Oaks Gambling Screen (SOGS) e serve per diagnosticare la patologia. Il secondo è il KFG (Kurzfragebogen zum Gluckspielverhalten, Questionario Breve sul Comportamento di Gioco d’Azzardo) che serve a determinarne il grado di gravità e coinvolgimento del paziente. Si passa poi a determinare quali possano essere le patologie che nel paziente sono state scatenate in concomitanza al GAP: infatti è frequente che, in chi soffre di dipendenza dal gioco, si verifichino anche stati di ansia, disturbi del sonno, depressione e ossessione compulsiva, e altre patologie similari. Molto spesso chi dipende dal gioco soffre anche di altre dipendenze, ad esempio dall’alcool, o da droghe. Lo step successivo consiste nel determinare quali sono gli alibi che il giocatore presenta a se stesso: infatti chi è malato di GAP ha una visione distorta della realtà, quella che lo porta ad interagire con le macchine da gioco come fossero esseri viventi, e a non rendersi conto che perseverando potrebbe finire per rovinare se stesso e chi ama. Da ultimo, si applica la carving scale, che serve a determinare l’intensità dell’impulso al gioco. In questo modo si prova a stilare una diagnosi e a dare una cura, che è sempre di tipo motivazionale. Sarebbe importante, in questa come in altre malattie, prevenire, più che curare, ovvero smettere di instillare false illusioni in chi ormai ha poca speranza nel futuro.