Gambling online: un mercato unico europeo è utopia?

In questi ultimi anni si è discusso molto riguardo all'ipotesi di un mercato comune europeo per il gambling online. Inizialmente questa procedura dovrebbe interessare esclusivamente il poker online, ma in seguito si potrebbe estendere per l'intero settore dei casino virtuali.

Si attendono segnali importanti, innanzitutto, per quel che concerne gli apparati legislativi dei singoli Paesi, in direzione di una comunanza di intenti di cui godrebbe l'intera Europa. La prospettiva di un mercato unico del gambling online è stata discussa in più occasioni da parte dei governi europei, la maggior parte dei quali ha colto da tempo la necessità di una mossa in questa direzione, mentre per altri, la minoranza, la decisione di istituire questa tipologia di mercato rappresenta un'opportunità da non lasciarsi sfuggire. Già nel 2012, a settembre, i Paesi dell'Unione Europea di sono riuniti e hanno discusso riguardo a questa possibilità, discutendo in merito all'adeguamento interno delle leggi europee in materia di gambling. Ma da allora nulla è stato ancora deciso, e ci ritroviamo sostanzialmente allo stesso stato dell'arte, su questo fronte, di due anni fa. Le ripetute riunioni in sede di Consiglio europeo non hanno, infatti, a oggi, sortito l'effetto sperato, dimostrando ancora una volta lo stato di disorientamento riguardo a un mercato online condiviso. Sul fonte della sicurezza dei giocatori, le proposte avanzate originariamente dal commissario europeo per il Mercato interno e i Servizi Michel Barnier, in merito alla tutela degli utenti di internet, stanno riscontrando diverse modifiche e, tutt'ora, quello di cui si è a conoscenza, è che non saranno applicate sanzioni eccessivamente rigide, a differenza di quanto stipulato, in accordo con i governi degli Stati europei, alla prima stesura del documento. I rischi maggiori, in merito all'istituzione di un mercato comune europeo, riguardano l'eventualità che le leggi interne in materia di gambling online dei rispettivi Paesi non riescano a collimare, lasciando, di conseguenza, deregolamentata la situazione a livello europeo. Quello che è certo, a ora, è che diversi Paesi che detengono la maggioranza delle quote del gambling virtuale europeo, si stanno muovendo nella direzione di una tassazione, nei confronti dei fornitori, sempre più rigida, così come avviene già da qualche anno in Italia, attraverso il sistema delle concessioni. Un modello che, anche se non si può reputare vantaggioso per gli operatori online, sta facendo intravvedere un allineamento comune, almeno per quanto concerne la distribuzione delle licenze. Infatti, nonostante si sia sempre data più rilevanza all'applicazione di un regolamento condiviso, sono i singoli mercati che stanno tentando un avvicinamento uno all'altro, alla luce di una centralizzazione che, al momento, appare ancora in alto mare. Lo scenario, quindi, su questo fronte, rimane immobile, a tutto svantaggio dei fornitori, che aspettano, ormai da anni, una regolamentazione che allinei gli standard europei, così da evitare condizioni di svantaggio e quindi una minore competitività. Resta un mistero, nonostante tutto, la lentezza che sta accusando questo processo, a fronte dei risultati positivi ottenuti, in questo senso, da altri mercati online basati sul libero commercio. A fronte di continui rinvii, gli operatori europei del settore non possono fare altro che sperare che si arrivi a una soluzione quanto prima, alla luce del fatto che una regolamentazione comune a livello europeo avvantaggerebbe tutti, governi e fornitori.