Il gioco d'azzardo alimenta la crisi o la batte?

Che gli italiani fossero un popolo di scommettitori era noto da tempo. Non è infatti un caso che lo stato abbia deciso di regolamentare tutti i giochi d'azzardo in modo da poter battere cassa con ben 8 miliardi di euro di imposta. Il gioco d'abilità con denaro non è solo quello che si pratica nei bar e nelle sale gioco, bensì comprende anche quello telematico a distanza, ovvero il gioco online. La propensione italiana verso i giochi d'azzardo assume però dei connotati preoccupanti quando viene associata alla crisi economica corrente e soprattutto quando le vincite che si spera di ottenere ai giochi prevedono l'investimento di denaro che dovrebbe essere destinato al normale funzionamento della vita familiare.

Il 50% degli italiani tra i 15 e i 64 anni si è fatto tentare almeno una volta dai giochi su cui è possibile puntare legalmente. Oltre a Scommesse Sportive, Poker, Casinò e Slot Machine, ci riferiamo anche a tutti gli altri giochi tradizionalmente gestiti dai Monopoli di Stato come ad esempio il Lotto, il Superenalotto e i Gratta e Vinci. Circa 20 milioni di scommettitori tra i quali circa un 10% sarebbe a rischio di sviluppare dipendenza patologica (ludopatia) dal gioco d'azzardo.

Numeri che fanno impressione e che testimoniano come la diffusione e la pubblica accettazione del gioco abbia sì favorito le entrate dell'erario, aumentando però anche i costi sanitari. Sempre più giocatori si rivolgono alle strutture ospedaliere e agli specialisti nella prevenzione e nella cura delle malattie patologiche derivanti dal gioco d'azzardo, quanto più pericolose quando sviluppano una problematica sociale (perdita del lavoro, disgregazione della famiglia) e così via.

Le cifre sui soggetti affetti dalle ludopatie sono differenti, ma diverse fonti concordano nell'indicare in 700 mila, il 2% circa della popolazione italiana, mentre 1 milione e 700 mila sarebbe da categorizzare come soggetti a rischio. Questi numeri comprendono anche gli adolescenti poichè sebbene sia loro vietata la partecipazione e il coinvolgimento nei giochi, non sono affatto rari i casi in cui il sistema non riesca a garantire loro adeguata protezione. Secondo queste fonti nell'anno solare 2012 sarebbero stati 630 mila i soggetti minori di 18 ad essere riusciti a puntare denaro sui giochi d'azzardo.

Naturalmente numerose correnti di pensiero moraliste e proibizioniste non perdono l'occasione per attaccare lo stato sul governo dei giochi. Il giro d'affari totale in Italia è stimato in 90 miliardi di euro, ovvero il 4% del prodotto interno lordo italiano. Un affare talmente grande da non poter lasciare indifferente l'erario. Per quanto ci riguarda abbiamo sempre sostenuto l'inutilità di qualsiasi politica proibizionistica. Molto meglio regolamentare, come è stato fatto, il gioco, per dare delle regole certe e levarlo dalle grinfie del malaffare.

Purtroppo negli effetti pratici questa intenzione è riuscita solamente nel Gioco con denaro a distanza. Le sale giochi e i bar d'Italia infatti spesso ospitano macchinette irregolari o si segnalano per il mancato rispetto delle procedure. Inoltre è stata più volte segnalata dalla magistratura, le infiltrazioni mafiose tra le aziende concessionarie delle new slot o videolotteries, ovvero le slot machine da bar.

Come affrontare il problema con delle soluzioni efficaci ed efficienti per tutti? Il decreto Balduzzi, convertito in legge nel 2012, ha previsto l'introduzione di una serie di norme per rendere più esplicito il pericolo che si nasconde dietro qualche puntata alle macchinette. Da parte nostra siamo d'accordo con l'incrementare i controlli, soprattutto nelle sale giochi dove è più facile cadere vittima di truffe e raggiri, dove le macchinette possono non rispettare i criteri stabiliti dall'AAMS e dove l'applicazione dei controlli è lasciata nelle mani dei gestori degli esercizi commerciali, in preda ad un evidente conflitto di interesse tra aumento degli incassi e rispetto delle regole.