Le implicazioni sociali del gioco d’azzardo

La piaga delle ludopatie è un problema che affligge tutta l’Italia, e nessuna regione e nessun comune se ne possono sentire esclusi. Per questo si moltiplicano ricerche, iniziative, e campagne di sensibilizzazione, volte a cercare di sviscerare meglio i meccanismi che si celano dietro la dipendenza dal gioco d’azzardo ,e soprattutto volte ad individuare le possibili soluzioni ad un fenomeno che può avere ripercussioni anche molto gravi dal punto di vista sociale.

All’interno della regione Emilia Romagna, presso il Comune di Ferrara si svolge periodicamente la “Festa della legalità e della responsabilità”, nell’ambito della quale quest’anno sono stati presentati i risultati di uno studio condotto su iniziativa dell’Università di Bologna. A relazionare sulla ricerca sono stati Gian Guido Nobili, che fa parte del Servizio Politiche per la Sicurezza e Polizia locale Regione Emilia Romagna, Susanna Vezzadini, docente di Teoria dei processi di vittimizzazione dell’Università di Bologna, e Antonio Bonfiglioli, docente di Diritto Penale e Processuale presso l’ateneo bolognese. La Vezzadini e Bonfiglioli sono stati i due autori dello studio dal titolo “Le implicazioni sociali del gioco d’azzardo”. La relazione ha preso il via dai meri dati: si calcola che in Italia siano circa 200 mila le persone che vivono il gioco d’azzardo come una patologia, e che ognuno di loro costi allo Stato circa 30 mila euro, per un totale di carico di spese sanitarie superiore ai 5 miliardi di euro. Per indagare più a fondo le dinamiche di una simile piaga, si sono condotte interviste su un campione di 46 persone, uomini di età compresa tra i 40 e i 60 anni (ma con alcuni soggetti anche più giovani, tra i 20 e i 30 anni). Non si sono fatte differenze di estrazione sociale, cultura, lavoro. Queste persone hanno dichiarato di giocare anche 8-10 ore al giorno, ovvero per loro l’attività del gioco diventa quasi un impiego a tempo pieno, una vera e propria ossessione continuativa. In gener,e chi gioca in modo compulsivo dice di farlo perché cerca un miglioramento nella sua vita, la vincita che cambi tutto dall’oggi al domani. Molti ammettono anche il desiderio di vivere emozioni forti, di provare la spinta dell’adrenalina. Grazie al diffondersi dei casinò on line, da poco si è aggiunta anche una nuova componente, ovvero il desiderio di primeggiare e distinguersi all’interno della comunità dei giocatori. Molto spesso la dipendenza patologica dal gioco induce anche ad assumere comportamenti apertamente malavitosi e fuorilegge. I due relatori hanno concluso le loro indagini con una forte accusa nei confronti dello Stato, il cui comportamento è definito ambiguo quando non dichiaratamente utilitaristico e perbenista. Infatti, non è un mistero che gli introiti derivanti dal gioco d’azzardo finiscano nelle casse dello Stato attraverso i Monopoli. Allo stesso tempo però è lo stesso Stato centrale a portare avanti delle blande campagne contro la dipendenza dal gioco. Tali campagne hanno uno scopo puramente accademico, secondo Bonfiglioli e Vezzadini, perché poi, di contro, vengono moltiplicate le possibilità di gioco facile ed accessibile a tutti (basti pensare ai Gratta e Vinci). Così, mentre gli enti locali, che sono colpiti con maggiore virulenza dalle conseguenze sociali della ludopatia, si attivano per porre un argine alle conseguenze del gioco d’azzardo patologico, a livello di governo centrale non si è ancora capita la gravità della situazione. O, il che è peggio, non la si è voluta capire, perché comunque il gioco d’azzardo muove un volume d’affari di cui l’erario statale non può e non vuole fare a meno.