La Mafia e il Gioco d'Azzardo

Casalesi, Schiavone, Lo Piccolo, Condello, Mallardo, Mancuso e Santapaola sono alcuni dei cinquanta clan della camorra conivolti negli affari del gioco d'azzardo che, nel nostro paese, rappresenta quasi il 14% del fatturato criminale. Nonostante questi dati, le infiltrazioni nelle attività legali, da parte di queste persone, sono in aumento.

Il settore del gioco d'azzardo italiano è la terza su tutto il territorio: dispone di un bilancio sempre positivo, che sembra non conoscere mai crisi. È semplice apprendere quanto siano forti e quali siano i veri obiettivi della criminalità organizzata in business simili. Nel dossier di "Azzardopoli 2.0", pubblicata dall'associazione volontaria antimafia "Libera", offre uno scenario che ha davvero qualcosa di inquietante. Secondo i dati raccolti, sono quasi 50 i clan mafiosi che gestiscono i giochi d'azzardo, come già accennato nell'introduzione di questo articolo odierno, dai Casalesi ai Lo Piccolo e agli Schiavone.

Attenzione però, che la maggior parte delle attività delle mafie, non concernano solo totonero, scommesse clandestine o bische nascoste, infatti, le svariate indagini giudiziarie, hanno individuato diverse infiltrazioni nel mondo del gioco legale. Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, ha affermato: "Si assiste sempre più alla diminuzione di scommesse illegali ed all'aumento del gioco d'azzardo e, visto che le cosche mafiose non abbandonano mai un mercato dove ottengono profitti, c'è la preouccupazione che questi si stiano per trasferire nel settore governativo del paese".

Cosche, corruzione e politica

L'associazione antimafia Libera ricorda varie casistiche come quella del clan Lampada-Valle che, grazie all'aiuto della famiglia dei Condello, era riuscita a porre in diversi locali milanesi, video poker e slot machine truccati, per un totali di circa 350 macchinette. In cifre, si parla di una truffa di 30/50 mila euro giornalieri, anche ai danni dello Stato: ai Monopoli di Stato, venivano forniti dati fasulli e, come si legge dalle carte, i mafiosi, per assicurarsi l'impunità ed il via libera avevano corrotto un gruppo delle Fiamme Gialle con 700 mila euro ed anche il magistrato di Reggio Calabria, Giusti Giancarlo. Non solo questo, perchè i clan mafiosi per ottenere una sponda politica, hanno puntato sull'elezione di Colucci Alessandro nella regione Lombardia, divenuta successivamente tale con ben 16.500 voti. Davvero un intreccio spaventoso e perverso tra cosche, politica e corruzione. Ma l'Italia è piena di queste vicende, basti pensare che, soltanto nell'anno 2010, sono state quasi 6.300 le illegalità riscontrate dalle Fiamme Gialle: circa dieci mila denunce, con quattro mila slot machine sequestrate e due mila centri scommesse non autorizzati. Diverse procure hanno aperto inchieste solo nel 2012 dove, in uno scandalo, fu travolto persino la persona di un parlamentare abbastanza noto alla popolazione.

Risonanza europea

Secondo i dati dell'Eurispes, il gioco d'azzardo rappresenta quasi il 14% del fatturato delle cosche mafiose, con un giro d'affari stimato attorno ai 30 e 40 miliardi all'anno. Questo problema, talmente vasto e comune, sta avendo dei riscontri negativi anche a livello europeo: Michel Barnier, commissario al mercato interno europeo, ha dischiarato che i cittadina devono essere protetti al fine di prevenire riciclaggio e frodi. Purtroppo però, nel nostro paese, la multa per chi dispone di slot machine non autorizzate, quindi illegali, è pari a 30 mila euro, il "misero" incasso di una giornata.