La pubblicità al gioco d’azzardo

La recente normativa italiana ha posto un limite alle pubblicità televisive rivolte alla diffusione del gioco d’azzardo legale; ora infatti esse sono lecite solo all’interno di una specifica fascia oraria notturna. Questo provvedimento è stato preso per arginare un fenomeno che ancora non ha contorni chiari ma che ormai è ben presente come realtà sociale, ovvero la dipendenza dal gioco d’azzardo.

Esattamente come accade per il fumo in questo settore si vive una singolare dicotomia: lo Stato deve essere da una parte il tutore della legge, quindi porre un freno alle ludopatie cercando di rendere le persone consapevoli dei rischi che corrono quando iniziano ad investire il proprio denaro nel gioco, per quanto legale. Dall’altro lato però è anche vero che il gambling frutta svariati milioni di euro alle casse dello Stato, essendo di fatto un business in crescita irrinunciabile in un momento di crisi economica. Salvare capra e cavoli, come si suol dire, non è affatto semplice, e i rimedi a volte appaiono del tutto insufficienti. Ad ogni modo, tra una contraddizione e l’altra, il gambling continua a proliferare anche e soprattutto on line. Il gioco d’azzardo virtuale pone anche un altro problema, oltre a quello delle ludopatie, ed è la criminalità organizzata che può facilmente usare questa realtà per raggirare la legge e riciclare denaro sporco, anche usando siti certificati AAMS. Insomma la situazione è tutt’altro che rosea, e come se non bastasse ai già tanti problemi sollevati dal gioco d’azzardo se ne aggiunge un altro da poco portato all’attenzione dell’opinione pubblica, ma che potrebbe dimostrare di avere dei risvolti davvero inquietanti. Chiara Pracucci è una psicologa romagnola di Longiano, in provincia di Forlì, da molto tempo attiva nel campo della lotta alle dipendenze dal gioco con l’Associazione in Sé. La dottoressa Pracucci un giorno si è vista recapitare nella sua casella di posta elettronica una mail a dir poco incredibile. Si trattava di un’offerta commerciale in cui le veniva chiesto di pubblicizzare, tramite un articolo che sarebbe stato pubblicato on line, il gioco d’azzardo e una specifica società gestrice di casinò virtuali. In cambio le sarebbe stata corrisposta una cifra di ben 65 euro, pagate tramite paypal. La dottoressa non poteva credere ai suoi occhi: proprio a lei, che da anni denuncia i rischi del gioco compulsivo, veniva chiesto di spingere la gente a dedicarvicisi! Quindi ha subito denunciato l’accaduto, che è stato portato all’attenzione delle istituzioni da un senatore del Movimento 5 Stelle, Giovanni Endrizzi. Il primo aspetto che emerge da questa faccenda è che chi manda le mail con le proposte di collaborazione si basa evidentemente su algoritmi elaborati dal computer, che selezionano le persone che effettuano più di frequente ricerche di termini come “gioco” o “azzardo”. Una selezione cieca, dunque, che ha portato a scoperchiare il vaso di Pandora. Inoltre i dubbi che la situazione solleva sono molteplici. Quanti professionisti vengono foraggiati per pubblicizzare il gioco d’azzardo? I soldi che vengono loro retribuiti vengono fatturati in qualche modo? Endrizzi ha chiesto che tutti i principali organi istituzionali, quali Ministero degli Interni, quello delle Finanze e della Sanità, si mobilitino per capire cosa si cela davvero dietro un singolo episodio che potrebbe però nascondere un giro d’affari molto più grande, di certo gestito dalle grandi multinazionali dell’azzardo. Sempre secondo Endrizzi inoltre l’accaduto deve far riflettere sul fatto che debba essere evitata ogni forma di pubblicità, perché anche il gioco legale può diventare una facile porta d’accesso per la malavita e i suoi loschi affari.