Gli aspetti sociali del gioco on line

Negli ultimi anni, grazie all’avvento di internet e dei casino on line, il gioco di azzardo si è trasferito dalle sue sedi istituzionali al web, dove si calcola una circolazione di denaro decisamente consistente, per quanto in lieve flessione negli ultimi anni, complice la crisi economica.

Un’analisi dettagliata dei dati che vengono raccolti dall’Osservatorio sul gioco on line del Politecnico di Milano, che opera in collaborazione con MAG Consulenti Associati e Agipro, e con il supporto di Betfair, Betsson (Starcasinò), Bwin Italia, Eurobet, Gioco Digitale, Lottomatica, Paddy Power, PokerStars, Sisal, Bet365, Cogetech (iZiplay) e Winga, permette di trarre molte conclusioni, non solo a livello economico, ma anche a livello sociale. Il primo dato macroscopico che emerge dice che tra il 2012 e il 2014 il numero dei giocatori on line è sceso da 734 mila al mese a 640 mila. Inoltre, si è ridotto il numero di siti illegali, ma anche di quelli legali. Dunque, il gaming on line non ha avuto la stessa crescita che hanno fatto registrare altre realtà virtuali, quali lo shopping, o il gaming senza l’utilizzo di soldi veri. Il totale di soldi movimentati dai giochi on line è di 728 milioni di euro l’anno. Se però si pensa che questo sia un dato positivo, perchè implica un movimento economico, si deve tenere conto anche di altri fattori. Il primo, come fa notare il professor Marcello Esposito, docente presso l’Università Cattaneo di Castellanza, nonché direttore di Link Tank (rubrica web del sito di informazione Likiesta, ndr), è che questi soldi rappresentano, de facto, il totale delle perdite dei giocatori. Inoltre, gran parte di questi soldi finiscono fuori dai confini nazionali, perché la maggior parte dei gestori di siti di gaming on line ha sede legale all’estero. Ma ci sono anche altri dati da analizzare. Il numero di giocatori è sceso, come si è visto, ma non la spesa complessiva: questo vuol dire che, chi gioca, gioca somme più consistenti. Il numero maggiore dei giocatori on line vive in aree del centro sud, quindi quelle economicamente più disagiate. Ancora: oltre la metà di coloro che hanno aperto un conto in un casino virtuale non lo usano che di rado; solo il 15% dell’utenza è attiva durante l’intero corso dell’anno. Il pericolo che si corre, cioè, è che l’abitudine di tentare la sorte al gioco diventi una vera piaga sociale: la ludopatia, ovvero la dipendenza dal gioco, è purtroppo una realtà, e spesso chi ne viene affetto è chi ha maggiori problemi a livello economico, che vengono vieppiù aggravati dall’abitudine di investire somme di denaro in scommesse, slot machine e altri giochi d’azzardo, che non sempre garantiscono vincite sicure. Esposito ricorda l’esempio degli Stati Uniti, dove il gioco virtuale è proibito in quasi la totalità degli stati membri, mentre in Europa vi è molta più libertà, da questo punto di vista. Da non trascurare nemmeno l’aspetto relativo all’evasione fiscale: non è sempre facile tenere sotto controllo gli introiti derivati da questo tipo di attività, e solo raramente la Guardia di Finanza riesce ad individuare gli evasori, come ad esempio è successo nel mese di marzo 2015 alla società Pokerstars. In definitiva, come ogni fenomeno nuovo che avviene a livello informatico, anche con il gaming on line si sarebbero dovute fissare regole ben precise prima che il fenomeno proliferasse, cosa che invece, purtroppo, non è successa e che, presto o tardi, potrebbe presentare il conto.