Gli adolescenti e il gioco d’azzardo patologico

Se il gioco d’azzardo patologico è di per sé un fenomeno che deve destare preoccupazione, ancora di più lo è il fatto che questa patologia si stia diffondendo in modo sempre maggiore tra giovani e adolescenti. Quando una dipendenza si manifesta in questa fase della vita, infatti, è più facile che si radichi e che quindi crei problemi anche nell’adulto futuro.

Un tempo chi si ammalava di ludopatia era, giocoforza, un uomo maturo, spesso spinto dalla necessità di denaro e da problemi economici, che credeva di poter risolvere i suoi problemi con il gioco e una vincita fortunata. Oggi il profilo del giocatore patologico è un po’ cambiato: un adolescente non è spinto da problemi economici, quanto più dal desiderio di provare emozioni forti, di mettersi alla prova, e solo in ultima analisi di avere dei soldi da spendere per quello che desidera senza doverli chiedere a nessuno. Se un tempo i minorenni erano banditi dalle sale da gioco e quindi semplicemente non avevano modo di approcciare questa realtà, al giorno d’oggi, grazie ai casinò on line e alle macchinette slot installate nella maggior parte degli esercizi pubblici, anche se teoricamente ancora i minorenni non potrebbero cimentarsi al gioco d’azzardo, in realtà hanno mille modi per farlo. Al fine di analizzare più approfonditamente questo fenomeno, per avere maggiori strumenti per debellarlo, sono stati condotti due importanti studi di cui sono stati resi noti i risultati in questi giorni. Il primo si intitola “Is Medicine Use for Nervousness Associated with Adolescent At-Risk or Problem Gambling?” ed è stato pubblicato sulla rivista European Addiction Research, il secondo ha per titolo “The multiplicative effect of combining alcohol with energy drinks on adolescent gambling” ed è comparso sulle pagine di Addictive Behaviors. Entrambe sono stati portati avanti dall’Università di Padova in collaborazione con l’istituto di fisiologia clinica del consiglio nazionale delle ricerche, la Nottingham Trent University e la University of Luxembourg. Come si può comprendere dai titoli scelti, il focus è stato messo sull’uso di medicine e bibite energizzanti, per capire come e in che modo il consumo di questi prodotti influisca poi anche sui comportamenti patologici nell’ambito del gioco d’azzardo. Il campione analizzato è stato molto ampio. Sono infatti stati studiati i dati relativi a 20.791 studenti italiani di 15 anni e 13.725 studenti di età compresa tra i 15 e i 19 anni (dati raccolti da Health Behaviour in School-aged Children e ESPAD Italia). Si è potuto così constatare che nel primo gruppo, quello dei giovani in età preadolescenziale, la tendenza al gioco d’azzardo patologico ha un’incidenza del 6%, percentuale che sale al 19% nel secondo gruppo. Andando poi ad analizzare più nel dettaglio le abitudini dei ragazzi in questione, si è potuto verificare come siano maggiormente a rischio quei soggetti che hanno dichiarato di fare uso di farmaci contro il nervosismo, e chi fa un uso continuativo di mix di bevande alcoliche ed energy drinks. Un soggetto su due tra quelli considerati “a rischio” sono consumatori abituali di alcoli e bibite energetiche; uno su quattro solo di alcolici. I diversi comportamenti (assunzione di farmaci, alcolici, bevande energizzanti, gioco d’azzardo) riconducono tutti ad una stessa matrice, che è la ricerca di stimoli esterni sempre più adrenalinici e d un’incomprensione di fondo dei rischi che si corrono, per la salute e non solo. La percezione del gioco d’azzardo è di qualcosa di “innocuo”: per questo è fondamentale l’intervento degli educatori per dare maggiore informazione ai ragazzi affinché possano gestire al meglio il loro presente e il loro futuro.