Il gioco d’azzardo è come le catene di Sant’Antonio

Chi non si ricorda le ossessionanti catene di Sant’Antonio? Grazie ad internet esse hanno ripreso a proliferare, irretendo nuovi malcapitati nelle loro spire perverse. Le cosiddette “catene di Sant’Antonio” indicano in generale dei meccanismi che coinvolgono un numero sempre maggiore di persone fino a formare una struttura piramidale. C’è qualcuno che dà il via al “gioco” che coinvolge altre persone, ogni persona ne deve coinvolgere un egual numero e così via.

A volte queste catene sono solo verbali, non servono ad altro che a diffondere un messaggio (spesso promettendo innominabili sciagure a chi non dà seguito alla catena). In altri casi invece viene chiesto di investire dei soldi. Di recente l’avvocato Osvaldo Asteriti ha rilasciato alcune dichiarazioni, analizzando più da vicino il sistema con cui funzionano le catene di Sant’Antonio che promettono facili e rapidi guadagni, paragonandolo a quello sfruttato dai gestori del gioco d’azzardo. Il principio, racconta, fu messo a punto da Charles Ponzi, il cui vero nome era Carlo Ponzi (1882-1949) e che è noto per essere stato uno dei più abili truffatori della storia. Questi mise a punto il “metodo Ponzi”, che consiste in un meccanismo di base piuttosto semplice e di cui forse siamo diventati bersaglio noi stessi, qualche volta. Chi viene coinvolto nel meccanismo deve investire del denaro, con la promessa che però riceverà dei guadagni molto più elevati di quello che ha versato. Ciò accade però solo se si riescono a coinvolgere altre persone in questo meccanismo. Più persone si coinvolgono e più si guadagna. Ciò che non funziona in tutto questo è che non si tratta di una vera produzione di beni o servizi. I giochi che restano in circolo sono quelli investiti da chi decide di partecipare alla catena, quindi le ultime ruote del carro, per così dire, ovvero la base della piramide virtuale che si crea, rimarranno sempre inevitabilmente a bocca asciutta. Gli unici a poter guadagnare davvero, incamerando i soldi dei malcapitati di turno, sono coloro che si trovano in cima alla catena. Ecco che appare evidente come il funzionamento del gioco d’azzardo sia in tutto e per tutto simile a quello delle catene di Sant’Antonio. In cima c’è il gestore del gambling, vale a dire lo Stato, che trae gran parte dei suoi guadagni da quanto incassano poi le varie agenzie che, fisicamente o virtualmente, raccolgono i denari versati dai giocatori. I giocatori in questo caso vengono irretiti con la promessa di una vincita: una vincita forse milionaria che potrebbe cambiare radicalmente la vita. Non viene chiesto dunque di fare altri proseliti, ma solo di investire il proprio denaro nella speranza di fare il “colpo grosso”. Però è stato statisticamente provato che le vincite che vengono erogate, che pure ci sono, non restituiscono che una minima parte del denaro che, nel complesso, è stato investito nel gioco d’azzardo. Coloro che vincono sono pochissimi, le percentuali di poter anche solo riprendere quanto versato sono infinitesimali. Quindi anche con il gioco d’azzardo, come con le catene di Sant’Antonio, chi vince davvero è solo chi si trova in cima alla piramide, mentre la base non fa altro che fomentare un mercato iniquo che ha lo scopo di far arricchire pochi soggetti, impoverendo gli altri. Purtroppo però sappiamo bene come il miraggio di una vincita sia superiore ad ogni buon senso. Per tracciare un quadro più chiaro della situazione in Italia il Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, su incarico dei Monopoli di Stato ,condurrà un’indagine dal titolo “Il gioco d’azzardo in Italia: ricerca, formazione e informazione” su un campione di 218 comuni.