La Toscana e il gioco d’azzardo patologico

Il problema del gioco d’azzardo patologico è ormai comune a livello nazionale, ma le misure prese dal Governo Centrale appaiono ancora poco incisive. Da quel punto di vista, infatti, molti lamentano una sorta di “conflitto d’interessi”: lo Stato infatti riceve enormi introiti dal gioco d’azzardo, e sembra dunque dicotomico che lo stesso ente che eroga un servizio poi faccia propaganda contro di esso (come d’altro canto accade anche per il tabacco).

Per questo, a mobilitarsi in modo più incisivo, molto spesso, sono gli enti locali, comuni e regioni, che sono anche quelli che risentono in modo più diretto delle ludopatie. Il gioco d’azzardo patologico ha numerose conseguenze a livello sociale, con ripercussioni anche sensibili sul sistema sanitario. Infatti la ludopatia, in seguito ad una legge del 2012, è riconosciuta tra i LEA (Livelli Elementari di Assistenza). Una delle regione italiane che si sta muovendo maggiormente nella lotta contro le patologie legate al gioco d’azzardo è la Regione Toscana, dove di recente il Consiglio Regionale ha approvato una mozione che si occupa proprio di questa tematica. La mozione è stata presentata dai consiglieri del Partito Democratico PD e firmata da Alessandra Nardini. Il documento contiene le seguenti dichiarazioni: affida al Presidente dalla Giunta Regionale il compito di presentare in Parlamento delle richieste volte a prendere misure più severe per la lotta contro il gioco d’azzardo; propone l’introduzione della necessità di esibire la tessera sanitaria per poter avere accesso alle slot machine; promuove campagne informative e di sensibilizzazione che possano portare ad un cambiamento culturale nei confronti del gioco d’azzardo. In particolar modo, nella mozione si condanna in modo esplicito la sponsorizzazione, da parte dei gestori di gambling, di squadre sportive. Ha suscitato infatti molte polemiche veder apparire il nome di famose aziende legate al mondo delle scommesse a bordo dei campi di calcio e sulle magliette di alcuni giocatori delle leghe maggiori. La cosa sorprendente è che la mozione è stata approvata e sostenuta non solo dalla maggioranza, ma anche dai rappresentanti delle opposizioni, segno dell’univoco impegno volto a contrastare la dipendenza dal gioco d’azzardo. All’interno della Regione Toscana uno dei comuni più attivi in questo senso è Prato, dove martedì 8 novembre si svolge l’ultimo appuntamento di un corso molto interessante, e del tutto gratuito, che ha riguardato i gestori delle sale da gioco. La finalità delle lezioni era proprio quella di fornire degli strumenti utili a contrastare le ludopatie, a riconoscerle e a gestirle al meglio. L’amministrazione comunale di Prato ha d’altro canto previsto un più ampio piano di interventi contro il GAP (gioco d’azzardo patologico) di cui questo corso non è stato che un primo passo. Già nel 2012 il Consiglio Comunale di Prato aveva approvato il “Regolamento Comunale sugli apparecchi da divertimento e intrattenimento e sugli esercizi e locali in cui si svolge il gioco”, anticipando le misure governative e in qualche modo sopperendo ai buchi della legislazione nazionale. In seguito si è stilata una strategia più precisa, basata su tre azioni fondamentali da mettere in pratica: formare e informare adeguatamente tutte le realtà, sia private che pubbliche, che si occupano di dipendenze; coordinare l’intervento di tutti coloro che già si occupano di aiutare i ludopatici e le loro famiglie; formare una rete con tutte le forze dell’ordine e servizi sociali coinvolti nella lotta alle ludopatie. GQuesto dimostra come gli enti locali si organizzino, in attesa di interventi più incisivi del Governo.