Le inattese conseguenze del terremoto

Era il 6 aprile del 2009 quando un terribile terremoto portò al crollo della gran parte delle abitazioni che costituivano il nucleo abitativo della città abruzzese de L’Aquila, causando oltre trecento morti e lasciando centinaia di persone senza un tetto sotto il quale dormire.

Oggi, a distanza di sette anni, purtroppo non molto è cambiato: la ricostruzione è andata avanti con molta lentezza, e la ricostituzione di un tessuto urbano degno di questo nome sembra ben al di là da venire. Una conseguenza meno evidente, ma forse più preoccupante, della perdita dei luoghi conosciuti è la perdita anche della propria identità. All’interno della cittadinanza aquilana si sono infatti riscontrati dei fenomeni che lasciano percepire un disagio diffuso, maggiormente avvertito tra i più giovani. I dati più eclatanti riguardano il gioco d’azzardo: se nel 2007 la spesa pro capite in questo settore era di poco più di 700 euro, nel 2012 questa cifra aveva fatto registrare un aumento di ben il 73% arrivando a 1335 euro. Allargando la prospettiva, si nota come la situazione de L’Aquila rispecchi quella dell’intera Regione Abruzzo, dove nel 2014 si è calcolato che ogni abitante abbia giocato 1416 euro. A dirla tutta, il fenomeno della dipendenza dal gioco d’azzardo riguarda un po’ l’intera penisola, ma non con la virulenza che si è registrata in questi territori. Questi dati sono stati così meditati e rielaborati da Alea, Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio, e dalla Scuola internazionale “Etica & Sicurezza” de L’Aquila. Quest’ultima ha così deciso di organizzare una serie di incontri, che si svolgono a partire dal 7 aprile, il giorno seguente al settimo anniversario del sisma, negli spazi dello stabilimento Dompè, per riflettere su quali siano state le conseguenze psicologiche di quel drammatico momento. Il presidente dell’Alea, Maurizio Fiasco, ha spiegato come la fenomenologia della crescita del numero dei giocatori d’azzardo si possa legare alla destabilizzazione derivante dall’assenza di luoghi in cui riconoscersi e conoscersi, dalla necessità di vivere in tende o container impersonali. Non bisogna però sottovalutare l’impatto che hanno avuto anche i nuovi provvedimenti in materia di gioco d’azzardo, che sono stati presi dopo il terremoto e che hanno dato una notevole mano ad incrementare il suo appeal nei confronti della popolazione locale. L’aumento del numero delle slot machine (13,2 ogni 1000 abitanti, mentre la media nazionale è di 6,1) non è dunque casuale. La dipendenza dal gioco d’azzardo non è l’unica conseguenza sociale portata dal terremoto; l’altra è anche la crescita dei fenomeni di dipendenza dall’alcool. Infatti in Abruzzo è enormemente diminuita l’età media di chi comincia a bere per la prima volta (11 anni). I dati raccolti dal SerT (Servizio per le Tossicodipendenze) sono molto chiari: se nel 2009 c’erano 111 casi di abuso di alcolici, nel 2014 sono diventati 156, quindi il 40% in più. Il dato positivo è che è cresciuto anche il numero di coloro che si rendono conto del problema e cercano aiuto: solo 26 nel 2014, 36 nel 2015. Altro aspetto positivo è stata la risposta positiva della popolazione alla serie di incontri che sono stati organizzati, e che sono rivolti soprattutto ai ragazzi delle scuole per sensibilizzarli non solo rispetto alle problematiche relative alla dipendenza dal gioco e all’abuso di alcol, ma anche del cyber bullismo. Lo scopo è quello di fornire ai più giovani un nuovo luogo di aggregazione, diverso dai locali notturni dove non si fa altro che bere.