Lose for Life

Il fenomeno delle dipendenze patologiche dal gioco d’azzardo non è che uno dei risvolti negativi di un mondo che presenta un aspetto altrimenti luminoso e ludico. L’Italia è uno dei Paesi maggiormente soggetti alle derive negative del gambling spinto oltre i limiti: il nostro è un Paese di giocatori, in cui nel 2016 ogni persona ha speso 1600 euro per tentare la fortuna con lotterie e Gratta&Vinci.

Il fenomeno ha assunto aspetti sempre più preoccupanti per via della sempre maggior diffusione di possibilità per giocarsi i propri soldi: se un tempo erano solo gli scommettitori incalliti a recarsi nelle fumose sale di puntata, oggi chiunque può cimentarsi con roulette e slot comodamente da casa propria, o addirittura dal proprio smartphone mentre passeggia in strada. Si sta dunque cercando di porre un argine ad una sempre maggiore diffusa dipendenza dal gioco d’azzardo, che oltre tutto non è solo una forma di business e di intrattenimento ma è anche una fonte di introiti non indifferente per le casse erariali. Sono in molti a guadagnare sul gioco d’azzardo, ma quasi mai i giocatori che inseguono la chimera di una vincita milionaria per riuscire solo a sperperare i risparmi di una vita. Questo è accaduto, ad esempio, ad un’anziana signora autosufficiente ospitata in una casa di riposo che, con i Gratta & Vinci e il Bingo, ha dilapidato il gruzzolo che aveva messo via con un’intera esistenza di sacrifici, ben 200 mila euro. Sembra che fossero gli stessi gestori della ricevitoria a recarsi nella struttura dove viveva per portarla a giocare. Questo è un caso limite che è saltato agli onori della cronaca, ma che focalizza l’attenzione su un fenomeno che è in atto e che è di giorno in giorno peggiore. Più il paese si impoverisce, più sembra che le persone pensino di poter risolvere i propri problemi giocando. Al fine di porre un argine alla fin troppo facile accessibilità dei luoghi del gambling, di recente è stato raggiunto un accordo tra Governo, Regioni e Province autonome. D’ora in poi saranno i sindaci dei vari comuni a poter decidere gli orari di apertura delle sale da gioco, e la loro distanza consentita da luoghi considerati particolarmente sensibili, come le scuole o le chiese. Inoltre è previsto, in base a questo accordo, che nell’arco di tre anni il numero delle sale da gioco e delle macchinette slot diminuisca di quasi la metà. I sindaci salutano questa intesa come un grande successo e un traguardo a lungo ricercato; ma è sempre un gesto non ancora sufficiente. A spiegare perché sia così difficile debellare il fenomeno del gioco d’azzardo patologico è il libro “Lose for life”, uscito in libreria il 21 settembre 2017 e pubblicato da “Avviso Pubblico” in collaborazione con Altreconomia e l’Università di Pisa. Il libro fa parte di un progetto con lo stesso titolo che comprende anche una raccolta fondi su Eppela per la creazione di una borsa di studio. L’idea è di creare un osservatorio permanente sul gioco d’azzardo per cercare di capirne tutti i complessi risolvi. Nel libro infatti si raccolgono molte testimonianze, anche di rappresentanti delle istituzioni, che dimostrano come la realtà del gambling sia piena di sfaccettature. Da una parte ci sono i giocatori e le loro illusioni, dall’altra lo Stato che fa cassa e la malavita che sfrutta questo canale per i suoi affari sporchi. Non è plausibile che uno Stato proliferi solo sul gioco d’azzardo: in molti stanno cercando una soluzione possibile.