Mettiamoci in Gioco

Il gioco d’azzardo non è una novità per l’Italia, ma neppure per l’umanità in generale. Nella Cina antica si giocava ai dadi; greci e romani amavano scommettere sulle corse delle bighe o sulle lotte nell’arena. Ma nel mondo contemporaneo certi meccanismi, legati per lo più a motivazioni economiche, hanno fatto sì che questo fenomeno assumesse aspetti sempre meno innocui e sempre più preoccupanti, tanto da suscitare la mobilitazione di alcune associazioni di settore e la nascita di una campagna chiamata “Mettiamoci in gioco”.

“Mettiamoci in gioco” agisce a livello nazionale e riunisce diversi enti, tra cui CGIL e CISL, l’Azione Cattolica, Uisp e Acli, Anci, e così via, ed ha dato vita ad un gruppo interparlamentare impegnato nella lotta al gioco d’azzardo illegale e alle ludopatie. Con questo movimento viene chiesta una regolamentazione più rigida da parte del governo di alcuni aspetti legati al gambling. Ad esempio, si chiedono sanzioni in caso di pubblicità ingannevole; si chiede che i flussi economici derivanti dal gioco d’azzardo possano essere seguiti con maggiore efficacia, e che non sia permessa l’introduzione di altri giochi con scopo di lucro. L’azione degli enti coinvolti da “Mettiamoci in gioco” ha già portato qualche risultato: ad esempio, in Lombardia e Toscana le regioni prevedono degli incentivi per gli esercenti che decidono di eliminare le slot machine e le macchinette VTL. A prestare la sua consulenza per la campagna è Filippo Torrigiani, studioso della materia e consulente della commissione parlamentare antimafia. Torrigiani pone l’accento su alcuni degli aspetti più ingannevoli del mondo del gioco d’azzardo, smentendo alcuni luoghi comuni e riportando dati significativi. In totale in Italia il fatturato complessivo attuale del mondo del gioco d’azzardo è di 88 miliardi di euro annui; quello che colpisce maggiormente, al di là dell’entità della cifra, è il fatto che in poco tempo ci sia stata una crescita vertiginosa di questo dato. Basti riferirsi al solo comparto dei tagliandi “Gratta & Vinci”: nel 2013 si erano spesi 1 miliardo e 900 milioni di euro, oggi se ne spendono 9 miliardi e 500 milioni. Questo vuol dire che ogni minuto vengono venduti 3600 tagliandi da grattare. Spesso si pensa che lo Stato tragga vantaggio da questo incremento della propensione delle persone al gioco d’azzardo, ma non è vero: degli 88 miliardi complessivi, all’Erario ne giungono solo 8, di cui 5 vanno spesi per costi sociali. La conseguenza della dipendenza patologica dal gioco d’azzardo, che purtroppo è una realtà molto concreta e diffusa anche nel nostro Paese, comporta anche una spesa sanitaria molto elevata. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) aveva lanciato un grido di allarme già nel 1980, invitando le nazioni ad inserire le ludopatie nell’elenco delle malattie “LEA” (Livelli Essenziali di Assistenza), ma questo in Italia è stato fatto solo nel 2012. Senza considerare inoltre che la spesa complessiva che viene fatta in Gratta & Vinci e altre lotterie, slot machine e casinò virtuali potrebbe essere destinata all’economia reale: ovvero soldi che si potrebbero spendere in abiti, cibo, automobili o elettrodomestici finiscono invece per essere spesi nel gioco, nell’illusoria speranza di una vincita. Ciò che spinge le persone a giocare è l’idea di ricevere tanti soldi in una volta sola: ma in realtà la percentuale di possibilità che ciò avvenga è talmente bassa che si tratta per lo più di una speranza vana. Ecco perché “Mettiamoci in gioco” vuole combattere soprattutto la pubblicità ingannevole, quella che con il motto “Vinci facile” spesso porta sul lastrico famiglie intere.