Le probabilità che si hanno di vincere con il gioco d’azzardo

Il gioco d’azzardo, nonostante il suo nome, “gioco”, non è affatto qualcosa di innocuo. Purtroppo in Italia, così come in altri paesi, molte persone restano vittime di quella che viene definita “ludopatia”. Si tratta di un meccanismo non semplice da spiegare, perché ha a che fare con alcuni meccanismi piuttosto perversi del cervello umano.

Giocare al Gratta&Vinci, o al Lotto, una volta ogni tanto nella speranza di fare una grossa vincita, di per sé, non è un peccato mortale. Però è molto raro che un giocatore che si definisca tale sia solo occasionale. In genere chi ama giocare d’azzardo lo fa con costanza e ripetutamente; spesso accade che finisca per spendere cifre ingenti nel tentativo di rifarsi di quelle già versate inutilmente. Questo accade perché purtroppo si ingenera un circolo vizioso tanto vacuo quanto impossibile da eludere: il giocatore pensa che potrà rifarsi solo continuando a puntare i suoi soldi, ma così facendo non fa altro che incrementare invece la cifra già perduta. Bisogna dire infatti che la matematica non fa altro che confermare le scarsissime possibilità di vittoria che si hanno quando ci si dedica al gioco d’azzardo. Diego Rizzuto di mestiere fa proprio il matematico, e insieme a Paolo Canova, che invece è un fisico, si è dedicato anche alla professione di divulgatore scientifico tra le scuole. I due studiosi, dopo essersi messi in contatto con le ASL locali e con i vari enti che si occupano di lotta alle ludopatie, hanno deciso di tenere degli incontri dimostrativi volti a spiegare in modo inoppugnabile, ovvero con l’ausilio della scienza, che giocando d’azzardo le probabilità di vittoria sono davvero esigue. Ad esempio, hanno calcolato che chi investe i propri soldi nel SuperEnalotto non ha che una probabilità su ben 622 milioni di incassare la vincita maggiore. Ma c’è anche di peggio. Oltre alla bassa percentuale di vittoria, per quel che concerne i Gratta&Vinci, c’è un altro motivo che dovrebbe fungere da deterrente nel loro acquisto. In Italia infatti non esiste una legge che obblighi gli esercenti a ritirare i biglietti di una determinata lotteria nel momento in cui qualcuno incassi il premio più altro. Gli altri ticket, che ormai non possono ambire ad un premio milionario, restano in vendita e quindi c’è chi, inconsapevole, continua ad acquistarli. In altri Paesi invece è obbligatorio il ritiro dei tagliandi nel momento in cui la posta maggiore in gioco sia stata vinta da qualcuno. E comunque anche nel caso dei Gratta&Vinci il gioco non vale una candela. Ci sono tagliandi che costano la bellezza di 5 euro: se il premio massimo previsto è di 500 mila euro, questo significa che per ogni biglietto c’è una perdita media di 1,5 euro. Rizzuto e Canova quindi usano le inoppugnabili ragioni della matematica per far capire quanto giocare d’azzardo non solo sia pericoloso, ma possa essere semplicemente inutile. La “botta di fortuna” è un’ipotesi più unica che rara, e chi dice che esistono dei sistemi per avere maggiori possibilità di vincita mente. Purtroppo però i due scienziati sono anche consapevoli di quanto anche il più razionale degli argomenti serva a ben poco quando si ha di fronte una persona che ha già sviluppato una dipendenza, esattamente come accade per chi soffre di alcolismo o di tabagismo o, peggio ancora, che faccia uso di droghe. Ciò non toglie che sia importante portare avanti delle campagne informative, perché possono essere utili a tenere lontani i più giovani da una realtà che può apparire innocua ma che cela molte insidie.