Una mostra per capire il gioco d’azzardo

Demonizzare un’abitudine così diffusa e, se vogliamo, così radicata nell’animo umano come è il gioco d’azzardo non è certo un buon modo per combattere le ludopatie. Ludopatie che, però, sono diventate ormai una piaga molto sensibile nel nostro Paese, oltre che in gran parte del mondo. Se da una parte ormai è conclamata la necessità di fare qualcosa per contrastare la dilagante piaga del gioco d’azzardo patologico, dall’altra ci si continua ad interrogare su quale possa essere il modo migliore per farlo.

Le campagne pensate dallo Stato centrale, finora, sono sembrate sempre poco incisive e poco convincenti; forse perché è proprio l’Erario statale il maggior beneficiario della netta propensione per il gioco d’azzardo che dimostrano di avere gli italiani. Se, come dicevamo, il gioco d’azzardo, di per sé, non è affatto una novità nell’ambito delle attività del nostro Paese, è anche vero però che negli ultimi anni, dati alla mano, ha assunto delle proporzioni che si potrebbero definire preoccupanti, vista soprattutto la rapidità con cui il fenomeno dimostra di essere in continua espansione. Se fino a pochi anni fa il gambling era un fenomeno di dimensioni ridotte, facilmente circoscrivibile alle sale da gioco, alla vendita dei Gratta & Vinci o al consolidatissimo Gioco del Lotto, a partire da un momento ben individuabile, ovvero il 2003, le cose sono cambiate enormemente. Nel 2003, infatti, sono state liberalizzate le macchinette VLT, che adesso si possono trovare installate nella maggior parte degli esercizi pubblici. Si calcola che vi sia una macchinetta slot ogni 130 abitanti in Italia. Nel 2016, secondo i dati raccolti, nel nostro Paese sono stati giocati 96 miliardi di euro. Insomma, si capisce con facilità come le dimensioni del fenomeno siano ormai del tutto fuori controllo, soprattutto perché aumentano i casi di persone che del gioco diventano schiave. Chi cade preda del gioco d’azzardo patologico non solo rovina la sua vita, dilapidando tutte le sue risorse e diventando un peso per la società; ma rovina anche la vita delle persone che gli sono intorno. Si calcola che per ogni malato di ludopatia ci siano altri sette soggetti che ne pagano le conseguenze. Per cercare di frenare questo male dilagante sono tante le associazioni o gli enti privati che si impegnano in prima persona: di recente, nella prima metà di novembre 2017, è stata realizzata un’interessante iniziativa che è partita da un presupposto molto valido. Come dicevamo all’inizio, demonizzare non serve: meglio cercare di capire. Così, a Milano, presso la “Fabbrica del Vapore”, è stata allestita una mostra dal titolo “Fate il Nostro Gioco”. Nel percorso espositivo si è cercato di spiegare, secondo rigorosi criteri scientifici e matematici, in che modo funziona il gioco d’azzardo, il calcolo delle probabilità, le reali possibilità di vincita del singolo giocatore. Nella prima stanza c’erano delle sfide da affrontare, come quella delle tre porte, per capire quali sono le percentuali di probabilità di indovinare senza avere alcun indizio. La seconda stanza era allestita come un casinò, dove però, man mano che si giocava, si dimostrava come le possibilità di vincita scemassero con il tempo, anziché aumentare. La terza sala, infine, stimolava, attraverso un video, la riflessione sulle conseguenze nefaste della ludopatia. Ad organizzare la mostra è stata la società Taxi1729, con il supporto economico di Bper Banca, Coop Lombardia, Etica Sgr e Gruppo Unipol, il supporto di Regione Lombardia e Comune di Milano, il contributo di Fondazione per l’Educazione finanziaria e al Risparmio, della Cooperativa Pandora Onlus e della Fabbrica del Vapore.