Una mostra sulla storia del gioco d’azzardo

Noi spesso ripetiamo che il gioco d’azzardo, per quanto a volte diventi un problema prendendo la forma della ludopatia, non è eliminabile dalla società umana in quanto è nato con l’uomo stesso. L’uomo ha infatti un’innata propensione a voler sfidare la sorte, e voler cercare di superare i suoi limiti e di riuscire a cambiare la sua esistenza con un singolo colpo di fortuna.

Oltre a questo c’è anche la mania di voler scommettere su qualunque cosa, su qualunque evento che possa essere, anche solo in minima parte, prevedibile, quasi a voler esorcizzare il futuro o a volerlo indirizzare a proprio piacimento. Ebbene, a partire da venerdì 17 novembre è possibile toccare con mano questa verità, e scoprire qual è il lungo percorso che la storia del gioco d’azzardo ha descritto dai suoi primordi fino ai giorni nostri, quando ormai possiamo fare scommesse o cimentarci ad ogni altro tipo di gioco d’azzardo tramite una connessione ad internet ed un dispositivo capace di collegarsi alla rete. A partire dal 17 novembre 2017, infatti, presso il Palazzo Bomben di Treviso, che è la sede della Fondazione Benetton Studi e Ricerche, è possibile visitare la mostra dal titolo “Lotterie, lotto, slot machines. L’azzardo del sorteggio: storia dei giochi di fortuna”. Questa mostra, che è stata voluta in occasione del trentennale della Fondazione, è un affascinante percorso attraverso la storia delle varie forme che il gioco d’azzardo ha assunto nel corso dei secoli, e soprattutto, attraverso esclusivi documenti d’epoca, cerca di dimostrare come esso abbia avuto sempre la stessa accezione e la stessa considerazione da parte del potere costituito. Le patologie come la ludopatia non sono una novità dei tempi moderni, ma sono sempre esistite, e non solo oggi vi è una visione negativa del giocatore d’azzardo, ma vi è sempre stata. Solo che, un tempo come oggi, il gioco d’azzardo ha sempre costituito un’enorme fonte di arricchimento per molte persone. Così non è stato scoraggiato in toto, ma solo relegato in certi luoghi dove poteva essere praticato in modo “legale”. Si potrebbe dire, in un certo senso, che sono stati creati dei “ghetti” in cui chi voleva giocare poteva farlo in libertà, stando però ben lontano dal consesso civile. Prova ne è il fatto che sul gioco d’azzardo hanno riflettuto non solo potenti laici, ma anche ecclesiastici. Tra i documenti che si possono ammirare nel percorso espositivo, ad esempio, c’è “La risposta del dubbio”, un trattato scritto da un vescovo, Antonio Lucci, in cui si poneva il quesito se fosse lecito o meno per un religioso che aveva fatto voto di povertà partecipare al gioco del Lotto. Nella mostra non mancano poi tanti dispositivi di un tempo che venivano usati per il gioco d’azzardo. Ad esempio, c’è esposta un’antica roulette da viaggio risalente all’Ottocento che fa parte della collezione di Alberto Fiorin, esperto di giochi medievali e antichi, che nei suoi numerosi viaggi è riuscito a reperire altri pezzi interessanti. Ad esempio, della sua collezione fa parte anche un astragalo, ovvero un dado fatto con un pezzo di osso, che è completamente bianco, fatto da quattro facce e privo di numeri. Tra gli altri reperti esposti, c’è infine il Lotto Reale, una tela dipinta assicurata alle estremità da due bacchette, che costituisce un antenato della roulette. Era fatta così perché, all’occorrenza, si poteva arrotolare per fuggire dai controlli delle autorità. La mostra “Lotterie, lotto, slot machines. L’azzardo del sorteggio: storia dei giochi di fortuna” resterà aperta e visitabile fino al 14 gennaio 2018.