VLT via dai pubblici esercizi: un bene o un male?

Per combattere le ludopatie, ovvero la dipendenza patologica al gioco d’azzardo, lo Stato italiano sta mettendo a punto molte azioni che hanno lo scopo di proteggere i soggetti che vengono considerati più deboli. Si ricordi, ad esempio, la norma che ha vietato la pubblicità televisiva di giochi d’azzardo in certe fasce orarie considerate protette, e la decisione di lasciare libertà alle regioni in merito alle misure più opportune da adottare.

Sarà forse però per l’esistenza di un conflitto di interessi (lo Stato è il gestore del gioco d’azzardo attraverso i Monopoli), ma molte delle iniziative che vengono prese con lo scopo di frenare la ludopatia spesso sollevano parecchie perplessità e sembrano non avere davvero efficacia. Anzi, sovente sembrano avere “effetti collaterali” forse peggiori del male che si intende curare. Una questione su cui si sta molto dibattendo in questo momento riguarda il divieto, imposto da alcuni comuni, di avere delle macchinette slot machine installate all’interno di esercizi commerciali (bar e tabaccherie) che siano troppo vicini (500 metri) dai cosiddetti “luoghi sensibili”. Per luoghi sensibili si intendono scuole, ma anche ospedali; chiese e centri di accoglienza, bancomat, punti di scambio per autobus. Insomma la casistica è molto vasta. Bisogna precisare che il divieto è esclusivamente per gli esercizi commerciali. Vale a dire che le sale da gioco, che sono specificatamente dedicate all’azzardo, non rientrano in questa casistica e quindi possono esercitare senza alcun problema, quale che sia la distanza a cui si trovano da scuole o chiese. Si capisce come questo divieto abbia suscitato un forte malcontento in molti gestori che dalle macchinette VLT traevano gran parte dei loro profitti. Il problema è che non si capisce perché una simile restrizione debba riguardare solo loro. C’è chi dice che presso il proprio bar molte persone andavano per bere un caffè e poi si facevano una partita o due alla macchinetta, quindi con una frequenza che non faceva neppure lontanamente sospettare la possibilità di una ludopatia. Ma ci sono testimonianze ben più drammatiche, di gestori che si sono visti costretti a licenziare i propri dipendenti, mettendo in grosse difficoltà intere famiglie, a causa del drastico ridursi degli incassi. Il fatto è che la restrizione, per le tabaccherie, viene a seguito di altri due dure privazioni: prima il pagamento del canone Rai (che adesso si paga con la bolletta dell’energia elettrica) e poi dei voucher. C’è chi dice che non sa più come pagare l’affitto del locale che occupa; quasi tutti si lamentano del fatto che sono stati lasciati soli a prendere le dovute “misurazioni”. D’altro canto, però, il margine dei 500 metri ha lasciato ben poche perplessità, purtroppo: per alcuni non è stato difficile capire che la VLT doveva essere rimossa, perché magari l’esercizio si trovava e breve distanza da un bancomat e davanti ad una scuola. Anche le associazioni di categoria si sono mosse affinché questa norma venga rivista, in quanto la si vede semplicemente come lesiva per gli interessi economici degli esercenti e non risolutiva nei confronti della problematica che vorrebbe combattere. Resta il fatto che, chi vuole, può andare a giocare alle macchinette altrove, quindi di fatto il divieto ad avere le VLT in certe zone serve solo a depauperare chi in quelle zone ha un’attività. La questione resta dunque aperta in attesa di una risposta delle istituzioni.